Andare o non andare?
L'appuntamento era al locale alle 21.30 però la pigrizia non mi faceva scollare dal divano. Sapevo che se non ci sarei andato me ne sarei pentito, già una volta avevo lasciato scorrermi tra le dita l'occasione come acqua. Mi sono cambiato, abiti informali, alternatives, come li ha definiti la mia "quasi" coinquilina Jenny. L'emozione era a zero oppure la mantevo a quei livelli per protezione?
Non pensavo a cosa sarebbe successo da li a poco. Da solo mi avvio per le strade di una Roma che si stava preparando alla notte, macchine all'affannosa ricerca di un posteggio, gente "in ghingheri" veniva fagocitata da bar troppo pieni. Non c'era molta fila né troppa gente, me ne sarei aspettato di più al botteghino. Mi sentivo a mio agio, tra gente che non conoscevo mi sono sentito subito a casa. Con una birra (l'unica della serata) mi sono diretto davanti al palco, non troppo sotto, poi me ne sarei pentito. L'attesa è stata magica. Dopo poco più di un'ora, in perfetto orario, tutto è cominciato. Il resto me lo porterò dentro accanto alle altre grandissime esperienze della mia vita.
L'ape regina è viva e vitale.
Più volte avevo sentito dire -ed io stesso lo avevo proclamato- che non erano più gli stessi, poco Rock, troppo melensi, senza verve, rincoglioniti. E' stato il mio primo concerto dei Marlene e se quelli sono spenti..... allora vorrei che lo fossero sempre. sono stati rappesentati estratti da tutti gli album con gli arrangiamenti duri e crudi degli anni migliori, un piccolo live in chatarsis. Le chitarre distorcevano e la voce gracchiante e sofferente di Godavano facevano sobbalzare i fans. Sonica e Nuotando nell'aria come un'unica canzone. I picchi sono stati tanti e il mio ricordo è andato agli inizi degli anni 90, quando un gruppetto italiano, di Cuneo e uno sconclusionato gruppo di Seattle davano a noi della generazione x la voce (e le urla) e i connotati.
God save the Queen...Marlene
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