15 gen 2009

Liberamente tratto....

"Non c'è alcun rapporto fra gli asparagi e l'immortalità dell'anima. Quelli sono un legume appartenente alla famiglia delle asparagine, credo, ottimo lessato e condito con olio, aceto, sale e pepe. Alcuni preferiscono il limone all'aceto; anche eccellente è l'asparago cotto col burro e condito con formaggio parmigiano. Alcuni ci mettono un uovo frittellato sopra, e ci sta benissimo. L'immortalità dell'anima, invece, è una questione; questione, occorre aggiungere, che da secoli affatica le menti dei filosofi. Inoltre gli asparagi si mangiano, mentre l'immortalità dell'anima no. Questa, insomma, appartiene al mondo delle idee. Naturalmente, nel caso in esame, all'idea corrisponde un fatto. Da questo punto di vista si può dire che l'immortalità dell'anima è una qualità dell'anima, una proprietà peculiare dell'anima, un concetto insomma, il quale indica il fatto che le anime sono immortali. Siamo sempre ben lontani dagli asparagi.

Altra differenza è che sono state scritte molte più opere sull'immortalità dell'anima che sugli asparagi. Almeno credo. Ancora: non tutti credono nell'immortalità dell'anima, mentre che degli asparagi e della loro esistenza tutti sono certi, nessuno dubita. Eppure la verità è proprio l'opposto: si può dubitare dell'esistenza degli asparagi, non dell'immortalità dell'anima. Tuttavia, anche così, tra gli uni e l'altra c'è un enorme divario.

Ciò senza dire d'infinite altre differenze fra quelli e questa.

Vediamo ora se e in quali direzioni si possano ricercare punti di contatto fra gli asparagi e l'immortalità dell'anima. Questa e quelli possono generalmente considerarsi cose gradevoli. Difatti, se l'anima non fosse immortale, nulla resterebbe di noi e questo sarebbe molto sgradevole. Di tutt'altro genere è la gradevolezza degli asparagi, che graditi sono al palato.

Mi accorgo che casualmente m'è venuta sotto la penna un'analogia del tutto accidentale fra gli asparagi e l'immortalità dell'anima: m'è capitato, cioè, di dire che, se l'anima non fosse immortale, nulla resterebbe di noi; invece, essendo essa immortale, resta molto, resta la parte migliore di noi. Anche degli asparagi resta molto, purtroppo; ma al contrario di noi, non la parte migliore o più nobile. Anzi resta la peggiore, il gambo. Tuttavia, esso resta in misura considerevole, il che non sempre avviene nel caso d'altri vegetali già cotti, come, per esempio, gli spinaci, che sono interamente commestibili. Forse questo è l'unico punto di contatto fra l'immortalità dell'anima e gli asparagi e sono lieto di averlo trovato, sia pure involontariamente e per mero caso, perché questo dà un contenuto positivo all'indagine che ci eravamo proposti e ci procura dei risultati che vanno oltre le più ottimistiche previsioni. Ma, ripeto, è un contatto puramente formale ed esteriore, in quanto c'è una bella differenza fra l'anima e un gambo d'asparago! Non solo, ma questa analogia del tutto formale non è nemmeno esclusiva degli asparagi, poiché anche i carciofi si trovano nella stessa situazione, quanto a percentuale di scarto.

Per concludere e terminarla con un'indagine che la mancanza di idonei risultati rende quanto mai penosa, dobbiamo dire che, da qualunque parte si esamini la questione, non c'è nulla in comune fra gli asparagi e l'immortalità dell'anima."


...da:
"Gli asparagi e l'immortalità dell'anima"
di Achille Campanile
1974 (Rizzoli)

1 gen 2009

Propositi per il nuovo anno

a cavallo tra il Santo Natale e il godereccio Capodanno si sprecano messaggi di speranza e di augurio per un nuovo anno all'insegna della realizzazione personale e collettiva. Gli astrologi emettono sentenze in base alla data di nascita adducendo claudicanti teorie sull'influsso dei pianeti sul carattere delle persone. La tradizione delle stelle che influiscono sul vivere comune ha radici antichissime e tocca il massimo della sua pervasività in oriente dove si dice che anche i vertici militari e politici non muovano un dito senza il benestare del proprio astrologo, addirittura il grande navigatore, distruttore delle tradizioni millenarie del celeste impero, Mao Tze Tung aveva un astrologo che lo consigliava. In occidente siamo meno inclini a crederci a causa della nostra cultura che si fonda molto intensamente sull'illuminismo e sul positivismo e poi siamo troppo convinti di essere artefici del nostro futuro per credere al 100% nell'astrologia ma siamo anche troppo superstiziosi per credere al 100% nel superomismo. Il più delle volte si prende il meglio dell'una e dell'altra teoria, si da un colpo alla botte e uno al cerchio. Io non sono contrario al questo "cerchiobottismo" però si deve fare molta attenzione a non cadere nella cultura del "ma anche" che ormai sta avendo la meglio in alcuni salotti della intellighenzia italiana.
Senza sforare troppo in argomenti corollari la domanda che ogni anno al primo dell'anno mi faccio è: Guardo le stelle e mi affido alla loro influenza oppure mi scrivo un "pizzino" con i buoni propositi (non ho voluto prendere in considerazione tesi religiosi visto il chiaro taglio pseudo-intelletual-comico del post)?
Il mio background culturale mi rende fortemente scettico sulla capacità dei vari Fox, Branko, BarbaNera, BarbaBlu etc etc, però una sbirciatina, lo ammetto, la do sempre. La mia prelidezione però ce l'ha il pizzino con i buoni propositi, mi da più la sensazione di essere "artefice del proprio destino".
Insomma io faccio il pizzino con i miei propositi mentre guardo l'oroscopo, così magari prendo spunto e non do un dispiacere al ciarlatano astrologo di turno, tutti devono lavorare, dopotutto siamo in Italia.